Home --» Le domande più frequenti

Qui troverete alcune delle domande che spesso sono fatte dagli aspiranti adottanti, nonché le risposte di persone che hanno già adottato bambini dalla Bulgaria

I. Quali sono le sue impressione per le condizioni di vita nell’Istituto, dove il vostro bambino è stato allevato?

1. Anna, città di Pazardzhik: Condizioni di vita molto buone, tenendo conto del fatto che si tratta di vita in istituzione.
     Mathias, città di Dobrich: Buone condizioni di vita, ripettendo, per vita in istituzione.

Florence e Georges, genitori di Mathias e Anna     

2. Le condizioni di vita nell’istituto dove si trovava Romen – una struttura piccola con circa quaranta bambini, erano corrette.

Maurice Bruckler, Francia, m.bruckler@evhr.net     

3. Mio figlio viveva in un istituto, in un villaggio piccolo.
Gli aspetti positivi erano: i bambini erano divisi in gruppi secondo l’età e la cosa principale – la mancanza di contatto diretto con i più grandi. Il gruppo dei bambini di 5-6 anni era sistemato il un edificio separato e aveva una sala giochi e il dormitorio. I bambini mangiavano in una sala al piano sottostante, arredata in modo spartano, ma in conformità ai bisogni della loro età. I bambini avevanoo giocatoli, nella sala giochi, e il personale dirigeva il gruppo (insegnando loro canzoni, balli e giochi). Inoltre, una sola donna si prendeva cura per 12 bambini (il personale lavorava a turni di 12 ore): il personale così composto non permetteva ai bambini di uscire fuori perché il controllo di 12 bambini sarebbe stato molto difficile. E` in più, la Casa è situata in una zona agricola e perciò l’uscita dei bambini in ambiente animato non si praticava.
Per aiutare l’organizzazione dei bambini e per far conoscere ai bambini i posti più aperti la Direttrice mandava i bambini di 6 anni nel villaggio vicino, nel giardino d’infanzia.

Nadin M., Francia     

4. Durante il nostro primo incontro, di quei 5 giorni, trascorsi con il nostro bambino, ci faceva impressione che tutti i bambini erano molto attivi. Apparivano molto liberi – andavano e tornavano dove volevano, a loro desiderio. Entravano e uscivano dal cortile. Due bambini pulivano con l’aspirapolvere. Andavano a bere acqua alla fontana, venivano a chiacchierare con noi. Alcuni erano molto vivaci, anzi agressivi gli uni con gli altri, ma l’atmosfera era davvero di allegria. I bambini sembravano poco osservati dal personale. Forse perché erano le vacanze di Pasqua. E` venuto un piccolo gruppo del teatro delle marionette che ha presentato uno spettacolo. La struttura è mantenuta molto bene, era pulita. Ma noi non abbiamo potuto visitarla. Fuori non è così bene mantenuta, ma nel cortile ci sono dei giochi. Ci è parso che ci forssero certe persone che mantenevano la pulizia e almeno due educatrici, una psicologa e un’assistente sociale che manteneva la relazione con le famiglie bulgare che avevavo affidato i loro bambini all’istituzione per essere allevati per un certo periodo.
Durante il nostro soggiorno è venuto un medico-oftalmologo per visitare tutti i bambini. Quando siamo arrivati per prendere nostra figlia, i bambini erano un piccolo gruppo e facevano una certa attività manuale. Erano molto concentrati e non facevano rumore. C`era con loro un’educatrice.

Francia, Famiglia “Lex Animaux Musiciens”     

5. Una struttura molto bella, pulita, giardino con giochi, attività musicali per i bambini, camere piacevoli, personale attento e dedicato ai bambini.

Carole e Stephane, genitori di Guido e Nikolay     

6. Diversamente da tutti i luoghi comuni nei cattivi servizi, i quali purtroppo abbiamo visto un giorno, la Casa ci ha calmati infinitamente con la sua manutenzione molto buona, con la sua organizzazione e funzionamento, con le regole e le sue attività, con il seguire dei bambini (in modo educativo, sociale e sanitario), con i suoi progetti, con l’attenzione prestata all’alimentazione e all’igiene e alla pulizia generale. Hanno pensato a tutto di cui hanno bisogno i bambini e al loro futuro.

Jöel e Anne-Marie S., Francia     

II. Quali sono le vostre impressioni dal personale della Casa, dove il vostro bambino è stato allevato?

1.Anna: Il personale sta vicino ai bambini. Loro sono ben curati e stimolati in modo psico-motorio. Si svolgono attività diverse.
Mathias: il personale sta vicino ai bambini. Cure buone, ma senza attività psico-motorie.

Florence e Georges, genitori di Mathias e Anna     

2. Il personale, composto interamente di donne, era molto gentile e attento con i bambini. sonale sta vicino ai bambini. Cure buone, ma senza attività psico-motorie.

Maurice Bruckler, Francia, m.bruckler@evhr.net     

3. Impressione per competenza e premura per i bambini da parte della Direttrice. Ci hanno accolto bene e il personale ha facilitato il contatto con il bambino.

Nadin M., Francia     

4. Il personale era educato e gentile, ma in realtà noi non abbiamo avuto un vero contatto diretto – solo alcune parole scambiate e molti sorrisi. Durante il nostro primo incontro la Direttrice era molto riservata. Ci trattava con diffidenza perché non era sicura che l’adozione si sarebbe realizzata. L’interprete otteneva difficilmente risposta alle nostre domande. A volte non c’era risposta. Quando siamo venuti a prendere nostra figlia, la Direttrice era molto cordiale e commossa. Ci ha salutati e noi abbiamo potuto vedere il gruppo dei bambini e fare le foto per l’addio. La psicologa e una delle infermiere erano con i bambini e anche loro erano molto simpatiche mentre l’educatrice non ha voluto parlare con noi né farle delle foto. La sala in cui si svolgeva l’attività dei bambini era chiara, con piccoli tavolini, rispondenti all’età dei bambini che lavoravano con la plastilina. La stanza era in ordine perfetto (anzi molto in confronto alla sala per i bambini in Francia), non si vedeva neppure un giocatolo non messo in ordine.

Francia, Famiglia “Lex Animaux Musiciens”     

5. Un personale meraviglioso anche nella seconda struttura, dopo 4 anni, competente e premuroso per il benessere dei bambini. Non disponiamo di informazioni riguardo alla prima struttura.

Carole e Stephane, genitori di Guido e Nikolay     

6. Un senso di responsabilità davvero grande dei vari partecipanti – direttore, assistente sociale, psicologo, educatrici …, e una grande competenza nei riguardi del progetto comune – adottare in modo migliore e veloce, con rispetto per il bambino.

Jöel e Anne-Marie S., Francia     

III. Quali sono le vostre impressioni dal periodo di cinque giorni di contatto con il bambino proposto per adozione? 1. Anna e Mathias: ci è sembrato davvero molto importante trascorrere almeno 5 giorni insieme al bambino. Il contatto ci ha permesso a renderci conto dell’istituzione in cui il bambino vive e così anche dello stato/sviluppo reale del bambino. E` stata anche l’istituzione in cui è stata creata la relazione filiale.

Florence e Georges, genitori di Mathias e Anna     

2. Il periodo di 5 giorni è una tappa molto importante. Così abbiamo potuto vedere la condotta sociale di Romen in situazioni diverse. Durante quel periodo è importante vedere se il bambino si sente bene con voi e viceversa. Quei primi giorni trascosi insieme vi permetteranno a provare la simpatia e vicinanza reciproci.

Maurice Bruckler, Francia, m.bruckler@evhr.net     

3. Il periodo di contatto è passato in condizioni meravigliose. Non eravamo sistemati nel villaggio a 400 metri dalla Casa. La Direttrice ha permesso che il piccolo stesse con noi nella casa dove eravamo sistemati per 2 ore la mattina e per 3 ore nel pomeriggio. Noi, insieme a lui, facevamo tante passeggiate nel villaggio Queste erano condizioni di vita quasi normali e ciò ci ha permesso di avere un rapporto migliore con il bambino che se lo avevamo incontrato ogni giorno nell’Istituto.

Nadin M., Francia     

4. Il primo incontro si è svolto nello studio della Direttrice. Nei giorni seguenti abbiamo potuto vedere la bambina la mattina e nel pomeriggio, ma dovevamo stare nella camera d’ingresso dove c’erano divani e un tavolino. Non potevamo uscire con la bambina neppure nel cortile. Questo periodo di contatto era molto incompleto. Volevamo seguire la bambina nelle sue attività, vederla come vive nella struttura, stando in disparte per non disturbare il gruppo. La direttrice chiudeva a chiave le stanze e non ci permetteva di andare e vedere. Non abbiamo capito come lei davvero viveva. Quello che è davvero difficile è lasciare il tuo bambino per un periodo così lungo prima di poter prenderlo con sè.

Francia, Famiglia “Lex Animaux Musiciens”     

5. Noi siamo stati fortunati e potevamo andare la mattina e nel pomeriggio e stare fino a tardi e anche potevamo uscire a passeggiare, il che è davvero necessario per poter creare le relazioni reciproche e perché 5 giorni sono troppo pochi.

Carole e Stephane, genitori di Guido e Nikolay     

6. Magnifico! Grazie proprio all’accompagnamento costante e corretto dell’interprete della Fondazione (che era ininterrotamente con noi e a nostra disposizione) e alla Casa (la presenza costante di uno del personale durante ogni visita).

Jöel e Anne-Marie S., Francia     

IV. Avete incontrato delle difficoltà nel creare la relazione con il bambino o quali sono le vostre impressioni riguardo al processo di comunicazione, a quello come il vostro bambino capisce, alla condotta del bambino ecc.? 1. Nessuna difficoltà per istaurare relazione con Anna e con Mathias.

Florence e Georges, genitori di Mathias e Anna     

2. Naturalmente, all’inizio della relazione c’è paura, apprensione, ma la barriera della lingua è l’ostacolo più facile da superare. I bambini riescono a farsi capire con gesti, mimiche che rendono la comunicazione più facile. Inoltre noi eravamo accompagnati da un interprete che ha facilitato il contatto con il bambino con consigli utilissimi.

Maurice Bruckler, Francia, m.bruckler@evhr.net     

3. Il nostro bambino era preparato per il nostro arrivo e voleva conoscere anche un altro modo di vita (non penso che la parola “adozione” significasse qualcosa per lui). Lui conosceva solo la Casa, vi era stato sistemato sin da neonato, e aveva già compito 6 anni. Lui cercava un’altra cosa. E ciò ha reso più facile il contatto. Mia figlia che in quel periodo aveva 10 anni mi accompagnava e la presenza di un altro bambino calmava di certo il piccolo. Il contatto reale non era un problema, ma naturalmente lui non poteva esprimere i suoi sentimenti. Anchi’io non potevo spiegargli bene cosa succedeva, né perché non volevo che lui non facesse certe cose pericolose: per me questo era una grande difficoltà. Con certezza, il piccolo aveva avuto le sue paure: per esempio lui non conosceva il vento, era molto sorpreso dalla pioggia e per 15 giorni aveva una grande paura dal gatto di famiglia e anche il povero animale appena vederlo si nascondeva impaurito dalle sue grida. Poi, aveva paura dei cani che vedevamo per strada. Se ho capito bene, le sue paure si dovevano al fatto che lui non poteva prevedere le reazioni delle cose nuove che incontra e che sono una parte di una paura generale di un mondo interamente nuovo per lui! In alcuni mesi tutto è andato al suo posto e il bambino ha già preso psicologicamente il suo posto nel mondo circostante.

Nadin M., Francia     

4. Grazie alla presenza dell’interprete non avevamo nessuna difficoltà. Durante tutti quei 5 giorni portavamo libricini da colorare, da incollare, libri illustrati e così avevamo contatti più facili. Ma la condotta dell bambina era strana: correva ovunque per veder i suoi amici ed era contenta a presentarceli. A volte intorno a noi c’erano molti bambini, ma nostra figlia non era tra loro! Quello era il suo modo a creare la relazione – a poco a poco. Quello che era difficile: il secondo giorno, quando lei ha messo il soprabito e le scarpe ed è voluta venire con noi. Ci chiamava “mamma” e “tati” e adorava suo fratello maggiore. Quando ha capito che non poteva venire con noi, si è arrabbiata, ha cominciato a piangere e non voleva più vederci. Per fortuna, quando ci ha visti, dopo il riposo del pomeriggio, è rimasta contenta. Con l’aiuto dell’interprete siamo riusciti a spiegarle cosa succede, che l’avremmo adottata e che saremmo tornati a prenderla. Abbiamo cominciato a dirle delle parole francesi che lei ripeteva. Quando siamo venuti a prendere nostra figlia, dopo la sentenza, lei ci aspettava ed era molto felice che partiva con noi. Lei aveva tanta fretta a salire sull’aereo. La terapia per l’asma che le si faceva, non ci era bene spiegata dalla direttrice della Casa. Doveva spiegarci come usare il prodotto, perché sulla ricetta non era indicata neppure una parte della pompa. Ha fatto una crisi asmatica e ciò ci ha preoccupato molto. Non sapevamo che fare. Il personale della Casa dovrebbe collaborare di più anche materialmente, preparare meglio la partenza del bambino.

Francia, Famiglia “Lex Animaux Musiciens”     

5. Naturalmente, la barriera della lingua rende la presenza dell’interprete indispensabile/obbligatoria.

Carole e Stephane, genitori di Guido e Nikolay     

6. Tutto è andato nel modo migliore. Noi non abbiamo incontrato nessun problema nella comunicazione o nella condotta.

Jöel e Anne-Marie S., Francia     

V. Quali sono le vostre impressioni riguardo alla qualità dei servizi prestati da parte della Fondazione e del suo equipe? 1. La Fondazione aveva organizzato il nostro soggiorno molto bene – un interprete per attuare dei primi contatti con Anna e un pediatra per Mathias. La logistica era organizzata interamente dalla Fondazione – trasporto in Bulgaria e gli alberghi. Dobbiamo sottolineare che il completamento dell’incartamento è attento e preciso e così i documenti sono corretti sin dalla prima volta (un fatto molto importante per evitare perdita di tempo e poter tornare e prendere il bambino il piu` presto possible).

Florence e Georges, genitori di Mathias e Anna     

2. La Fondazione ha un ruolo molto importante. L’equipe dell’avv.Pencheva è molto attivo ed efficiace, sia prima dell’adozione che in Bulgaria anche per portare al termine la procedura adottiva. E` un intermediario insostituibile e sicuro, particolarmente in caso di ostacoli amministrativi.

Maurice Bruckler, Francia, m.bruckler@evhr.net     

3. Un equipe che al primo posto si è preso cura del nostro benessere e comodità, della nostra sicurezza, un equipe che ha organizzato l’incontro con il bambino senza tanto stress, perché l’adozione all’estero è sempre molto stressante! Un profondo grazie a Mirena!

Nadin M., Francia     

4. Noi siamo stati accompagnati e assistiti bene. L’equipe è davvero stupendo. L’avv.Pencheva, gli interpreti, i collaboratori, sono tutte persone di grandi qualità. L’accompagnamento dell’interprete, oltre i suoi impegni linguistici, comprende anche una buona conoscenza della psicologia infantile e ci ha aiutato davvero molto per realizzare il contatto con nostra figlia e per rendere anche nostro figlio, che ci accompagnava, partecipe in questo momento. Nessuna apprensione, in quanto alla procedura di adozione perché tutti i documenti erano ben approntati, l’incartamento era stato tenuto bene. L’equipe è presente, ritiratosi a disparte in modo delicato, per lasciarci soli con il bambino.

Francia, Famiglia “Gli animali musicisti”     

5. Meravigliosi, incomparabili professionisti e un equipe motivato.

Carole e Stephane, genitori di Guido e Nikolay     

6. Tranne il fatto che tutto era preciso, chiaro e molto professionale – osservazione dei termini e degli obblighi/impegni, consigli, avvertimenti reiterati, organizzazione ideale, personale bilingue, conoscenza delle procedure e il loro rispetto…, i dipendenti della Fondazione o quelli scelti da essa, dimostrano grande umanità, simpatia e sono molto gentili. Un fatto che non deve essere ignorato in queste situazioni, e tutto ciò vi fa sentire bene, il che è molto importante per potervi dedicare completamente all’attuazione della relazione con il bambino.

Jöel e Anne-Marie S., Francia     

VI. Queale è la vostra esperienza (se ne avete) e il vostrio parere per visitare la Bulgaria con il bambino che ormai vive nella vostra famiglia? 1. Noi siamo pro. Quando Anna o Mathias esprimono un tale desiderio. Per ora non è successo nonostante Anna faccia delle domande. Riteniamo che quando avranno 13 – 15 anni il desiderio diventerà più forte. Allora vedremo cosa è necessario fare: vedere dove Anna ha vissuto da bebè? Incontrare i membri della Fondazione? Avere foto dei suoi genitori nativi? Incontrare loro?

Florence e Georges, genitori di Mathias e Anna     

2. Noi non abbiamo visitato finora la Bulgaria, perché nostro figlio non ha espresso questo desiderio. E` una possibilità a cui non ci opponiamo e per cui siamo preparati.

Maurice Bruckler, Francia, m.bruckler@evhr.net     

3. Il bambino verrà in Bulgaria appena ne esprime il desiderio. Io gli ho già proposto, ma lui è in fase di organizzazione del suo spazio nella famiglia e della scoperta di un mondo nuovo che non immagginava fosse così grande. Io gli ho spiegato che se andiamo in Bulgaria, dopo lui ritornerà in Francia insieme a noi. Nelle prime settimane trascorse in Francia lui spesso esprimeva il suo timore di essere riportato nella Casa ogni qual volta partivamo con la macchina: questa paura ormai non esiste più. Questa paura era legata anche all’ignoranza della sua storia e passato. Io dovevo spiegargli che non sono io la donna che l’aveva portato nel ventre, perché pensavo che all’inizio lui ritenesse che fossi stata io ad abbandonarlo nella Casa alla sua nascita e di conseguenza - anche adesso potessi ripeterlo. E` così, io ho cominciato a parlare delle possibilità di viaggiare fino alla Bulgaraia, ma penso che lui debba mettere ordine nel suo proprio passato e nella sua storia per poter esprimere veramente con calma il suo desiderio di ritornare.

Nadin M., Francia     

4. Nostro figlio, di 12 anni, è tornato in Bulgaria per conoscere sua sorella adottata. Ciò gli ha permesso di capire meglio la nostra azione nei suoi confronti. Lui ha voluto vedere la Casa in cui è stato allevato. Siamo stati accolti molto bene dal Direttore e abbiamo potuto trovare due donne che si erano preso cura per lui. Loro erano molto felici dalla nostra visita. Dopo siamo andati nella città dove è nato. Ciò gli ha permesso di acquisire un’idea visuale per l’inizio della sua vita. Ha fatto tante domande, ma gli dispiace di non aver più informazioni sulla sua famiglia biologica. Vorrebbe ritornare ancora una volta in Bulgaria e incontrare sua madre nativa. Abbiamo viaggiato molto per la Bulgaria. Questo viaggio è risultato molto positivo per lui.

Francia, Famiglia “Lex Animaux Musiciens”     

5. Vorremmo venire ancora una volta in Bulgaria, ma è ancora troppo presto.

Carole e Stephane, genitori di Guido e Nikolay     

6. In quanto a noi, abbiamo già adottato dalla Bulgaria e siamo venuti con la nostra prima figlia per adottare la nostra seconda figlia. Ciò ci sembrava naturale e di primaria importanza per noi e soprattutto per le nostre figlie: quel viaggio ha permesso alla maggiore di rispondere alle sue aspettative e ad alcune probabili domande future e per calmare la minore che ha una sorella più grande e così anche per mettere le basi della relazione da sorelle tra le due.

Jöel e Anne-Marie S., Francia     

VII. Il vostro commento riguardo all’apprendimento della nuova lingua da parte del bambino dopo l’adozione. Il tempo, in media, necessario al bambino per cominciare a parlare ed essere capito. Le vostre impressioni – se questo è stato molto difficile per il bambino? 1. Anna è arrivata in Francia all’età di 23 mesi. Non ha incontrato nessuna difficoltà per cominiciare a parlare il francese. Alcune visite da logopedista all’età di 4-5 anni. Mathias è arrivato quando aveva 2 anni e alcuni mesi e con lui era più difficile. Va da logopedista anche adesso. Pare che lui abbia già parlato un po’ di bulgaro e che il cambiamento l’abbia leggermente destabilizzato nell’ambito della parlata/pronuncia. Ma lui a poco a poco supera il suo ritardo.

Florence e Georges, genitori di Mathias e Anna     

2. La barriera del linguaggio è davvero un ostacolo minimo e i bambini hanno il dono di farsi capire e facilmente si adattano all’uso di una lingua diversa. All’inizio dalla Fondazione ci hanno dato una lista di parole ed espressioni fondamentali (è di utilità durante i primi giorni). Per 3 mesi Romen ha acquisito le basi della lingua per lui nuova.

Maurice Bruckler, Francia, m.bruckler@evhr.net     

3. Arrivo in Francia il 26 aprile 2009. Le prime parole sono state pronunciate il mese seguente. Nell’agosto 2009 lui usava il tempo passato. Il principale è stato capito, ma esiste differenza tra capire ed esprimersi. La grammatica e il vocabolario continuano ad arricchirsi. Lui fa sempre meno sbagli - articoli, coniugazione, possessivi… Non ha nessun accento. All’inizio, qualisiasi cosa dicesse, io rispondevo direttamente, come con un bebè, senza ripetere parte della domanda e senza correggerlo (capire intuitivo). In un certo momento noi parlavamo, a casa, un francese semplificato, misto con parole bulgare e oggetti dipinti! Dal mese di febbraio 2010 ho cominciato a correggere le proposizioni non corrette. Questo apprendimento della lingua non è facile per il bambino stesso: nel giugno 2009, cioè un mese e mezzo dopo il suo arrivo, lui ha cominciato a frequentare il giardino d’infanzia ed era deluso che la maestra e i suoi nuovi amici piccoli non parlassero il bulgaro! Ritengo che dopo 6 o 7 mesi, in quanto alla lingua nessuno possa fare la differenza tra lui e un bambino allevato in Francia sin dalla sua nascita.

Nadin M.Francia     

4. Nostra figlia, di 6 anni e mezzo, ha provato quasi subito a parlare il francese. All’inizio, sono stato io a cercare le parole nel dizionario e nella guida di conversazione per poterle spiegare e noi le ripetevamo in francese e in bulgaro. A casa, noi potevamo capirci, e così anche nella vita quotidiana. Se noi parlavamo francese più a lungo e lei non capiva, a volte si sentiva frustrata e poteva cominciare a piangere o ad arrabbiarsi perché si sentiva esclusa dalla conversazione. Mentre giocava lei usava poche parole bulgare, e diceva delle parole francesi che aveva sentito. Alle bambole: “Tati è andato al lavoro”. I primi giorni di scuola erano pure difficili, perché ovviamente aveva pensato che là i bambini avrebbero parlato in bulgaro! Dopo quattro mesi lei parlava bene, ma rivolgeva e scambiava le parole, sbagliava uno e una, ma noi la capivamo perfetamente per meraviglia di tutti che ci stavano intorno. Lei rifiutava di parlare il bulgaro e diceva “mamma francese io parlo francese”. Per un anno lei ha dimenticato completamente il bulgaro, nonostante i nostril tentativi di mantenere la sua lingua con l’aiuto di uno studente. Per 18 mesi lei ha un vocabolario grande, ma ancora fa dei piccoli sbagli grammaticali. Nessuno può suporre che il francese non sia la sua lingua materna. In complesso, lei capisce tutto, ma ha bisogno di avere delle spiegazioni in più perché non dispone ancora con tutte le basi e riferimenti di un bambino della sua età.

Francia, Famiglia “Lex Animaux Musiciens”     

5. Per un periodo di circa un mese è difficile per il bambino che non sempre riesce a farsi capire, ma alla fine del primo anno nessuno può immaginare che lui aveva parlato un’altra lingua prima del suo arrivo. Spesso si rende necessario il logopedista perché i suoni bulgari sono diversi da quelli francesi.

Carole e Stephane, genitori di Guido e Nikolay     

6. Una settimana dopo che abbiamo cominciato a vivere insieme, nostra figlia sapeva benissimo farsi capire, percependo molto bene le nostre azioni e gesti. Per due mesi lei aveva capito tutto, era integrata a scuola e si esprimeva stupendamente e, al sesto mese sapeva spiegare bene tutto e fare delle domande.

Jöel e Anne-Marie S., Francia